Tre mele non fanno una pera

Perché un gruppo ha bisogno di competenze diverse e della capacità di cambiare

Tre mele, anche se le mettiamo nella stessa stanza e aspettiamo a lungo, non diventano una pera. Possono maturare, possono essere ottime mele e, con il lavoro giusto, perfino diventare una buona torta. Ma il numero e il tempo, da soli, non producono ciò che manca. Penso spesso a questa immagine quando sento dire che per risolvere un problema basta mettere insieme più persone.

Tre mele rosse su un tavolo di legno; accanto, uno spazio vuoto illuminato ricorda la forma di una pera.
La pera che mancaTre mele possono fare molto insieme. Per ottenere qualcosa di diverso, però, occorre riconoscere ciò che ancora manca.

Il numero non sostituisce la differenza

Un gruppo di persone con la stessa preparazione può essere molto efficiente: divide il lavoro, controlla gli errori, porta a termine più in fretta ciò che già sa fare. Questo ha un valore. Ma se tutti osservano il problema dallo stesso punto, condividono gli stessi presupposti e conoscono le stesse risposte, aumentare il numero dei partecipanti non basta ad aprire una strada nuova. Si può ripetere tre volte un ragionamento e convincersi che sia più solido; resta comunque lo stesso ragionamento.

Le competenze che si completano

Per costruire qualcosa che funzioni davvero servono capacità differenti: chi comprende il bisogno, chi sa realizzare una soluzione, chi ne vede i limiti, chi ascolta le persone a cui è destinata. Non penso a ruoli assegnati per fare bella figura in un organigramma, ma a contributi che cambiano concretamente il risultato. In un progetto informatico, per esempio, sapere programmare è essenziale; non sostituisce però la comprensione di chi userà quel programma, né la capacità di renderlo chiaro, sicuro e sostenibile.

La competenza più importante: saper imparare

Non basta neppure riunire specialità diverse se ciascuno resta chiuso nella propria. Il gruppo cresce quando qualcuno sa dire: “Questa risposta funzionava ieri, ma oggi il problema è cambiato”. Cercare una soluzione nuova richiede curiosità, studio, tentativi e la disponibilità ad ammettere un limite. È una competenza vera, non un generico invito a essere creativi. Senza questa capacità di evolversi, anche una squadra ricca di talenti finisce per difendere ciò che conosce invece di scoprire ciò che le serve.

Il dissenso che aiuta

Una persona diversa dalle altre serve a poco se deve tacere per non disturbare. A volte l’innovazione comincia con una domanda scomoda: “Siamo sicuri che il problema sia questo?”. Chi coordina un gruppo dovrebbe saper distinguere il dissenso costruttivo dalla polemica sterile e lasciare spazio al primo. La fiducia non è essere sempre d’accordo; è poter mettere alla prova un’idea senza sentirsi messi da parte.

Le persone non sono frutti

La mia metafora ha un limite, e proprio lì diventa più interessante. Una mela non può decidere di studiare per diventare una pera; una persona può imparare ciò che non sa. Un gruppo omogeneo non è condannato a restare tale: può cercare una voce esterna, formarsi, cambiare metodo, aprirsi a un’esperienza che non possiede ancora. La diversità necessaria non è soltanto quella che si assume all’inizio: è anche quella che si ha il coraggio di conquistare lungo il cammino.

Quello che vorrei lasciare ai miei figli

Quando lavorerete con altri, non scegliete soltanto chi vi somiglia e vi dà sempre ragione. Cercate persone affidabili che sappiano cose diverse dalle vostre, ascoltatele davvero e siate pronti, a vostra volta, a imparare. Non pretendete una pera da tre mele soltanto perché le avete messe vicine. Chiedetevi che cosa manca, chi può aiutarvi a capirlo e quale cambiamento siete disposti a fare. È così che un gruppo smette di essere una somma e diventa una possibilità.

Papy