Da bambino, al mio paese, sentivo spesso dire: «Ha chiusi i pecurielli.» Letteralmente: «Ha chiuso le pecore.» L’immagine è quella del pecoraio che, alla sera, dopo aver fatto rientrare tutte le pecore nel recinto o nella stalla, può finalmente rilassarsi. Il lavoro della giornata è finito, il risultato è stato raggiunto, ciò che doveva essere messo al sicuro è ormai al sicuro.
Il significato originario: mettere al sicuro il risultato
L’espressione non nasceva necessariamente come critica. Si usava anche in situazioni molto semplici, quasi come una descrizione della prudenza di chi, raggiunto un obiettivo, non vuole più rischiare di perderlo.
Ricordo, per esempio, le partite a carte. Un giocatore aveva vinto una certa somma e, da quel momento, cambiava completamente atteggiamento: non rischiava più, riduceva le puntate, evitava le mani più pericolose e non vedeva l’ora che la partita finisse per potersi alzare dal tavolo con la vincita ancora in tasca.
«Ha chiusi i pecurielli.»
Aveva già ottenuto ciò che voleva. Da quel momento non doveva più conquistare nulla: doveva soltanto preservare ciò che aveva conquistato. In questo senso, «chiudere le pecore» può perfino essere una forma di saggezza: sapere quando fermarsi.
Quando il significato cambia
Col tempo, però, la stessa espressione può essere usata per descrivere qualcosa di meno simpatico. Ci sono persone che, finché hanno bisogno di noi, sono premurose, disponibili, insistenti, gentili. Appena ottengono ciò che cercavano, il loro atteggiamento cambia.
Il problema non è essere soddisfatti dopo aver raggiunto un risultato. È normale. Il problema nasce quando ci accorgiamo che la cortesia precedente non era un modo di essere, ma soltanto uno strumento.
Prima dell’obiettivo: telefonate, messaggi, sorrisi, disponibilità.
Dopo l’obiettivo: silenzio, ritardi, distacco, indifferenza.
Quindici situazioni da «pecoraio»
1. Il prestito
Una persona ti chiede denaro, ti cerca spesso, spiega l’urgenza, promette puntualità. Quando arriva il momento di restituire, sei tu a doverla inseguire.
2. L’agenzia immobiliare
Prima dell’accettazione della proposta l’agente è presente e rapidissimo. Maturato il diritto alla provvigione, l’attenzione può diminuire proprio mentre restano ancora pratiche, documenti e rogito.
3. Il venditore
Prima dell’acquisto dedica tempo, spiegazioni e disponibilità. Dopo il pagamento, per ottenere assistenza sembra di parlare con un’altra persona.
4. Il candidato a un posto
Finché ha bisogno di una presentazione o di un consiglio ti cerca continuamente. Ottenuto il lavoro, sparisce quasi del tutto.
5. Il collega in difficoltà
Quando deve chiudere un lavoro urgente sei indispensabile. Quando poi sei tu ad aver bisogno di una piccola informazione, improvvisamente non ha tempo.
6. Chi vuole una raccomandazione
Per giorni sei una persona fondamentale: telefonate, ringraziamenti, promesse. Ottenuto il contatto o il favore, il rapporto torna bruscamente freddo.
7. Il cliente prima della firma
Prima del contratto: «Mi chiami quando vuole». Dopo la firma: «Per assistenza apra un ticket».
8. Il fornitore
Durante la trattativa risponde in pochi minuti. Dopo l’anticipo, gli stessi minuti diventano giorni.
9. Chi cerca il tuo voto
In un’associazione, un condominio o un’organizzazione, prima della votazione tutti sono ascoltati. Dopo l’elezione alcuni diventano molto meno interessanti.
10. Il favore burocratico
Finché deve ottenere un documento, una spiegazione o un contatto, la persona ti cerca di continuo. Chiusa la pratica, non la senti più.
11. L’amico del trasloco
Quando deve traslocare sei necessario per scatoloni, mobili e viaggi in auto. Quando mesi dopo serve a te una mano, spesso compaiono improvvisi impegni.
12. Il corteggiamento interessato
Non necessariamente sentimentale: qualcuno ti riempie di attenzioni perché vuole entrare nel tuo ambiente o conoscere una persona tramite te. Ottenuto l’accesso, l’intensità del rapporto crolla.
13. Il cliente che vuole lo sconto
Prima dell’accordo promette una collaborazione lunga. Ottenuto lo sconto, per il lavoro successivo valuta senza esitazione altri fornitori.
14. Il dipendente prima del trasferimento
Finché vuole cambiare ufficio cerca spesso il dirigente, chiede consigli e mostra disponibilità. Ottenuto il trasferimento, quella frequentazione finisce.
15. Chi ha bisogno della tua testimonianza
Finché devi confermare un fatto o scrivere una dichiarazione sei indispensabile. Risolto il problema, può sparire perfino il semplice ringraziamento.
Non sempre «chiudere le pecore» è un difetto
Qui sta la parte più interessante dell’espressione: lo stesso gesto può indicare prudenza oppure opportunismo.
Il giocatore che smette di rischiare dopo aver vinto non danneggia nessuno. Ha semplicemente deciso che il guadagno raggiunto gli basta. Il professionista, il conoscente o l’amico che invece cambia atteggiamento appena non ha più bisogno di noi compie qualcosa di diverso: non sta soltanto proteggendo un risultato, sta rivelando che il rapporto precedente era in buona parte funzionale allo scopo.
La differenza potrebbe essere riassunta così:
Il prudente mette al sicuro ciò che ha ottenuto. Il «pecoraio» dei rapporti umani mette da parte chi gli ha permesso di ottenerlo.
Il momento della verità viene dopo
Molte persone sono capaci di essere gentili quando hanno bisogno di qualcosa. In quel momento la gentilezza può essere interesse, educazione, strategia o sincera riconoscenza: è difficile distinguerle.
La prova vera arriva dopo. Quando non c’è più nulla da chiedere, quando il contratto è firmato, il favore è stato fatto, il denaro è stato prestato, il voto è stato ottenuto, il problema è stato risolto. È allora che si vede se la disponibilità precedente apparteneva davvero alla persona oppure soltanto alla circostanza.
Per questo il vero carattere di una persona forse non si vede mentre ha bisogno di noi, ma soprattutto dopo che non ha più bisogno di noi.
Un ricordo di mio figlio
Mio figlio, quando frequentava le scuole elementari, una volta scrisse tra i suoi buoni propositi:
«Non chiuderò più le pecore.»
Per un estraneo quella frase sarebbe sembrata incomprensibile. Per noi aveva invece un significato chiarissimo: non smetterò di comportarmi bene con qualcuno soltanto perché ho già ottenuto ciò che volevo.
Ripensandoci oggi, non mi sembra affatto un piccolo proposito da bambino. È una regola semplice ma impegnativa anche per gli adulti.
Perché «Ha chiusi i pecurielli» può essere il sorriso soddisfatto di chi ha concluso bene una giornata. Ma può anche essere il momento in cui qualcuno, avendo finalmente ottenuto ciò che voleva, ci mostra chi era veramente.
Quello che vorrei lasciare ai miei figli
Figli miei, vorrei che tutti e tre sapeste custodire ciò che costruite, senza dimenticare le persone che vi hanno aiutato a costruirlo. Sapersi fermare può essere saggezza. Smettere di rispettare qualcuno appena non ci serve più è un’altra cosa.
Non vi chiedo una gratitudine che diventi un debito infinito, né di restare legati a chi usa un favore per pretendere tutto da voi. Vi chiedo di mantenere gli impegni, di saper dire grazie e di non trasformare la gentilezza in una moneta da spendere soltanto quando cercate qualcosa.
Quel proposito scritto da bambino continua a sembrarmi una buona misura per tutti noi: poter raggiungere un obiettivo senza che chi ci è stato vicino debba sentirsi messo da parte. Mettete al sicuro le vostre pecore, non fuori dalla vostra vita chi vi ha aiutato a custodirle.
Papy